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Lo spettacolo dei treni

Come ho iniziato a fotografare i treni.

La fotografia che apre questa storia risulta essere la più vista di tutte quelle pubblicate nella mia raccolta su Flickr (Nuova pagina).

Curiosamente è anche l'ultima che ho proposto ad un sito di appassionati del settore (Nuova pagina), ma da questi è stata rifiutata sostenendo che non era tecnicamente ben fatta in quanto il pantografo risultava tagliato.

E pensare che proprio da quel sito avevo imparato che c'erano persone che fotografavano i treni, ma partiamo dall'inizio.

Nel maggio del 2010, alla fiera dell'elettronica di Forlì (Nuova pagina), notai per puro caso uno stand dove alcune persone dimostravano l'uso di un simulatore di treni; riconobbi la riproduzione della stazione di Rimini che risultava decisamente molto simile al reale.

Mi hanno sempre affascinato i plastici ferroviari, ma l'unico che potevamo permetterci di ospitare in casa era questo:

Con quel sistema invece si poteva avere un plastico di dimensioni virtualmente illimitate, per cui mi documentai e realizzai una piccolo scenario ambientato nella valle di Tures (Nuova pagina) che l'anno successivo venne mostrato nello stesso stand.

In quello stesso sito c'era anche una vivace sezione che si occupava di fotografia, dedicata ovviamente alle ferrovie.

Per tanti anni mi ero ritrovato a viaggiare in treno, ma mai avevo pensato che potesse essere un soggetto fotografico interessante (Nuova pagina). Avevo da poco acquistato una reflex digitale e così decisi di metterla alla prova in questo tema per me del tutto nuovo.

E scoprii come farsi affascinare da questo treno tutto colorato.

Ma anche da questo piccolo convoglio che attraversa luoghi sperduti nell'Appennino tosco-romagnolo.

Ero (e resto) completamente ignorante in materia di treni, mentre ero circondato da gente che ne sapeva e che si divideva, dal punto di vista fotografico, in due categorie: da una parte chi nelle foto guardava solo il treno e chi invece cercava di contestualizzarlo in una immagine gradevole.

Io mi concentravo esclusivamente sull'aspetto estetico e questo mi portava a realizzare immagini talora spiazzanti come questa con l'inquadratura verticale. Il treno è un oggetto che si sviluppa in larghezza e dunque, in molti ritenevano, andasse fotografato in orizzontale.

Ho la fortuna di avere due figli e, come credo, a tutti i bambini piace moltissimo osservare i treni che transitano dalle stazioni.

Se poi vengono contagiati dal babbo e si mettono a fotografare ecco che si crea una fantastica occasione per divertirsi assieme.

Tra il passaggio di un treno ed il successivo trascorre del tempo, durante il quale ho l'occasione di volgere lo sguardo in giro e visualizzare altre immagini degne di nota.

L'oggetto treno inizia a scomparire dalle immagini per lasciare posto a segni indiretti della sua presenza.

Ma si scopre anche che l'infrastruttura ha un suo particolare fascino.

C'era una cosa che mancava in tutte queste foto: la presenza umana.

E' proprio questa presenza che rende sempre diverso lo stesso luogo, lo stesso convoglio. La mia anima di fotografo "street" stava venendo di nuovo a galla.

Girovagando dentro e attorno alle stazioni ferroviarie si incontrano tante persone che aspettano, che vanno e vengono e anche tanti che semplicemente si godono lo spettacolo.

Nel sito di cui parlavo all'inizio era presente una raccolta delle fotografie meticolosamente ordinata per tipo di veicolo ferroviario o linea per le infrastrutture. Tale classificazione era ovviamente inadatta ad ospitare le mie fotografie, ma per un certo periodo fu utilizzata una sezione a parte per le "foto particolari".

C'era però una cosa che proprio non andava giù: mentre gli altri ripulivano accuratamente con Photoshop le fotografie dai graffiti, io ne facevo un elemento compositivo dell'immagine.

Nel frattempo dissidi interni al sito portarono alla dipartita di diverse persone, che tuttora proseguono la loro attività fotografica utilizzando altri canali, lasciando la gestione della sezione fotografica ad un piccolo gruppo di burocrati che ha trasformato il tutto in una raccolta di "fototessere" senza alcun contenuto artistico.

Ovvio che persone come me erano del tutto fuori posto e si fece in modo di allontanarle.

Oggi le uniche occasioni in cui mi trovo a fotografare i treni sono il transito dei convogli storici (come illustrato nella prima storia di questa serie).

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